Quali erano i rapporti tra i cattolici e i protestanti
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L’odio tra cattolici e protestanti nell’Irlanda del Nord ha origini molto antiche. Quando nel XVI secolo avvenne lo “scisma” della Chiesa inglese da quella di Roma, l’anglicanesimo fu proclamato religione di Stato e i cattolici, che erano il 90% dell’intera popolazione, vennero assoggettati dai protestanti. Il processo di protestantizzazione dell’isola si fece assai duro dopo la vittoria di Guglielmo d’Orange (protestante) sul re cattolico Giacomo II, avvenuta presso il fiume Boyne, nel luglio del 1690. La vittoria orangista viene commemorata ogni anno con marce che spesso si concludono con episodi di dura violenza.
In questo contesto, tra scontri cruenti e ribellioni fallite, si arriva al 1916, quando un gruppo di patrioti cattolici occupa l’ufficio delle poste di Dublino e proclama la repubblica d’Irlanda. La rivolta viene

sedata in poco tempo dalle truppe inglesi e i rivoltosi fucilati, ma è anche grazie a questo episodio che - nel giro di pochi anni - una delegazione del governo irlandese arriva a firmare un trattato che sancisce la nascita dello “Stato libero” d’Irlanda che comprende ventisei contee, ma che esclude l’Ulster, cioè l’attuale Irlanda del Nord, tuttora sotto dominio britannico. In pratica, la delegazione irlandese aveva accettata la scissione dell’isola.
Questa spartizione non è mai stata accettata dall’IRA (Irish Republican Army), il gruppo armato paramilitare irlandese, nato qualche anno prima, che comincia una lotta per la riconquista della regione. Scoppia così, nel 1921, la prima guerra civile che durerà fino al 1923, quando il presidente irlandese, nonché fondatore dell’IRA, Eamon De Valera, invita i combattenti alla resa, permettendo il ritorno ad una relativa tranquillità.

Il conflitto in Irlanda del Nord come noi lo conosciamo oggi, ovvero con gli attentati terroristici dell’IRA e le altrettanto cruente, però forse meno note, azioni delle squadracce protestanti dell’UDA (Ulster Defence Association) e dell’UVF (Ulster Volunteer Force), ha inizio a partire dal 1968. In quell’anno, sull’onda della rivoluzione sociale che stava attraversando il mondo intero e spinti dai movimenti pacifisti, cominciano le marce per la pace in Irlanda del Nord. Le manifestazioni sono guidate dalla Northern Ireland Civil Rights Association (NICRA), formata in gran parte da studenti universitari cattolici. Queste dimostrazioni pacifiste - immediatamente attaccate dagli orangisti – si inseriscono in uno dei periodi più cupi della storia dell’Ulster, caratterizzata dai cosiddetti Troubles, gli scontri feroci tra cattolici (sostanzialmente irredentisti) e protestanti (decisamente filo britannici) - con il continuo intervento della polizia - che segneranno tutto l’arco degli anni Settanta.
Col passare del tempo i contrasti tra le diverse fazioni irlandesi si fanno sempre più accesi. Il governo inglese decide allora di inviare l’esercito di sua maestà nel tentativo di sedare quella che era divenuta una vera e propria guerra civile. I militari inglesi vengono dapprima accolti con entusiasmo dalla popolazione cattolica che sembra aver smarrito il coraggio e l’impegno indipendentista dell’Esercito Repubblicano Irlandese, l’IRA, indebolito a causa di forti dissapori interni.
Tutto però cambia nel giro di poco tempo. L’IRA arriva ad una vera e propria scissione: da una parte l’IRA - Official, a cui appartiene la dirigenza, di stampo marxista-leninista, ma sostanzialmente non violenta, e dall’altro l’IRA - Provisional, che invece considera fondamentale l’utilizzo della forza per porre fine alle ingiustizie presenti nell’Ulster.
Nel 1970, durante i consueti scontri estivi per la commemorazione della vittoria orangista di Guglielmo d’Orange, l’IRA decide di intervenire al fianco del suo popolo, cacciando l’esercito inglese da varie zone di Belfast e soprattutto dal Bogside di Derry che viene ribattezzato Free Derry. Con questa scelta l’IRA conquista sul campo i favori dei cattolici,.
Il 30 gennaio 1972 è una data che ha segnato la storia della lotta nordirlandese. Quel giorno, una domenica, viene da allora ricordato con il nome di bloody Sunday, domenica di sangue. A Londonderry (Derry per i cattolici), una manifestazione contro l’internamento senza processo, una legge introdotta qualche anno prima dal Parlamento di Londra, si conclude con il feroce attacco dell’esercito inglese che apre il fuoco sui manifestanti e uccide 13 civili disarmati, tra cui 6 minorenni. Il giro di vite britannico non si accontenta dei morti sulle piazze: il Parlamento irlandese di Stormont viene soppresso e il potere viene centralizzato a Westminster.
Le violenze non si placano nemmeno dentro le prigioni in cui i cattolici e gli appartenenti all’IRA vengono incarcerati e torturati. Molti sono in quel periodo gli errori giudiziari.
 

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